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Tesi per esame di promozione a VI dan Stampa E-mail

Roma, 13 maggio 2006

Utilità della pratica sportiva del TaeKwonDo
nell’impostazione e allenamento della difesa personale
Di Massimo Rota

Negli anni ’70, nella seconda metà dei quali inizia la mia esperienza, il TaeKwonDo veniva vissuto e praticato secondo quelli che erano e sono gli stereotipi tipici delle arti marziali, dove disciplina, tecnica ed anche ricerca introspettiva lasciavano ben poco spazio all’applicazione sportiva.

Erano anni in cui l’allenamento ruotava intorno alla pratica delle poomse, attraverso le quali si ricercava un affinamento costante della tecnica e della sua automazione; parte importante la rivestivano anche gli schemi di difesa personale, combattimento corpo a corpo che aveva ben poco di agonistico ma che ricercava una profonda preparazione psico-fisica agli imprevisti della vita.

C’è da dire che già in quegli anni il sogno olimpico si faceva strada negli appassionati dell’arte coreana, ma soprattutto nei vertici della federazione mondiale che era appena nata; questo comportò una progressiva enfatizzazione della competizione con una ricerca sempre più approfondita di regolamenti che la rendessero avvincente e spettacolare.

Questo processo comportava quella che tecnicamente viene chiamata ‘specializzazione’, ovvero l’allenamento doveva incentrarsi sempre più su quelle che erano le prerogative specifiche della versione sportiva, versione che, obbligatoriamente, non prevedeva quelle caratteristiche dell’arte marziale incentrata sulla difesa personale e combattimento corpo a corpo globale.

La fine degli anni ’70 vide perciò il ridimensionamento dell’aspetto più tradizionale a vantaggio della pratica sempre più focalizzata allo sport; prese, leve e proiezioni furono accantonate a vantaggio completo delle tecniche principi del TaeKwonDo: i calci, eseguiti in tutti i modi, e le cui esecuzioni verranno, fino ai nostri giorni, continuamente evolute arrivando alla sublimazione di una unicità irraggiungibile nel mondo variegato degli altri stili di combattimento.

Si può quindi affermare, come fanno i detrattori della nostra affascinante disciplina, che ormai il TaeKwonDo non ha più alcuna valenza di difesa personale? La risposta è assolutamente no, mi sento di poterlo escludere con forza e, anzi, ritengo di poter dimostrare con semplicità che, proprio grazie alla pratica della versione sportiva, questo aspetto trova maggiore impulso ed efficacia.

Analizziamo brevemente le caratteristiche e le abilità che vengono allenate con l’addestramento al combattimento agonistico.

In primo luogo alla base di qualsiasi disciplina sportiva di situazione, ovvero aciclica, c’è la ripetizione continua e ripetuta nel tempo del gesto tecnico, al fine di automatizzare quest’ultimo ed annoverarlo nel bagaglio degli schemi motori complessi dell’atleta; ulteriore passo è quello di variarlo, facendo sì che la tecnica sia sempre più affinata ed adattabile al mutamento degli stimoli esterni; per ultimo, tralasciando molti altri aspetti dell’allenamento sportivo tra cui il condizionamento fisico, la continua mutazione proprio di quest’ultimi, facendo sì che la risposta motoria sia abbinabile automaticamente al più alto numero di input derivanti da movimenti dell’avversario.

Riassumendo, l’allenamento sportivo porta all’automatizzazione di gesti tecnici sempre più sofisticati, velocemente adattabili al variare degli stimoli esterni e quindi alle situazioni di pericolo.

Non sono forse queste le stesse caratteristiche che necessitano ad una difesa personale efficace in caso di aggressione?

Per finire, un’ulteriore caratteristica va presa in considerazione: la pratica sportiva prevede l’uso di protezioni che tutelano le parti del corpo definite ‘punti validi’ ed anche quelle zone che, più o meno fortuitamente, potrebbero essere colpite e danneggiate, questo comporta da una parte l’abitudine al contatto fisico senza l’obbligo di controllare la tecnica, dall’altra l’abitudine di dover colpire solo obiettivi limitati e quindi un aumento della difficoltà.

Ne consegue che, in assenza di protezioni e di limiti imposti, il praticante di TaeKwonDo è in possesso di un bagaglio tecnico e di abilità psico-motorie che, in caso di necessità, possono risultare devastanti e di sicura efficacia.

Ritengo di aver dimostrato la mia tesi, frutto anche di quasi vent’anni d’insegnamento della nostra amata disciplina.

Un particolare ringraziamento al mio Maestro, Yoo, Suck Ryul, presenza costante nella mia vita ed esempio di elevate qualità umane al quale va il mio affetto di figlio.

 
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